E fu così che un cappotto di Bonpoint rimpiazzò un paio di Jimmy Choo. Ovvero: dove comprare vestiti per bambini (senza diventare poveri)

Una bambina ricca

E’ nata finalmente una primogenita femminuccia e molte mamme, me compresa, cadono nell’Errore fatale: riempire l’armadio dell’Infanta come se fosse invitata tutti i pomeriggi a dei cocktail, tè con pasticcini, riunioni di vertici aziendali.
Un circuito pericolosissimo in cui, ahimè, si entra già a partire dal settimo mese di gravidanza, quando ti senti autorizzata a tagliare il nastro di tutte le boutique per neonati e a gettarti dentro, a capofitto, con la famigerata lista del corredino. E da lì in poi la situazione non può che peggiorare.
In più, l’acquisto di abbigliamento per bebè, non è roba da tutti. Bisogna essere molto esperti, altrimenti si compiono errori madornali.

Ad esempio: lo sapevate che esistono ben 5 tipi di Body per neonato? prendetene nota per bene, perché altrimenti, quando chiederete ad una commessa esperta un semplice BODY taglia 6 mesi, vi guarderà con compassione.Vi spiego le differenze: ci sono body a canottiera, mezze maniche, maniche lunghe, felpati, 100%cotone, apertura frontale, laterale, senza apertura (non sono camicie di forza, si infilano dalla testa.)
Dai 2 anni in poi non chiedete più Body. Vi guarderanno come una madre indegna. Qualcuno chiamerà i servizi sociali, forse. Da questa età si passa alle canottierine con mutandine, dette anche coprifasce (ma attenzione, le fasce non esistono più, lo sapete, vero? ora ci sono i PANNOLINI).
Non proseguo oltre nei dettagli, ma potrei.

Fatto sta che a forza di comprare senza ritegno e a più non posso, lo scorso Natale l’armadio di Anna era talmente zeppo di vestitini, body, calze di tutte le forge e pagliaccetti di ogni pantone che, aprendolo, sputava i vestiti da solo, a caso. E ormai non osavo neanche più metterci il naso dentro. Prendevo quello lui mi dava, temendo che un giorno potesse accadere qualcosa di brutto e inaspettato.
A occhio e croce comunque lì dentro credo aver depositato un importo sufficiente per andare su Marte e tornare a Roma in Top Class. E questo calcolo l’ho fatto anche constatando che lo scorso Natale io e mio compagno sembravamo due senzatetto. Stanchi, con le occhiaie marcate e, soprattutto, con look dimesso, di quelli che reclamano in ginocchio un refresh, tintoria e ferro da stiro. Anna sembrava invece appena uscita da una rivista di moda per piccoli rampolli. Un tripudio di taffettà rosso, lungo fino ai piedi. Coordinata con tutto, scarpette, albero di Natale, fiocchi ferma pacco, ciccio e pannolino. Gli unici elementi stonati eravamo noi due, i suoi genitori. E soprattutto io, sua madre, ormai vittima innocente del baby prêt-à-porter.


Ormai non mi restava che slittare ad un gradino più basso di questa perversione. approfittare dei saldi di gennaio e cominciare a comprare in prospettiva. Un cappottino per il prossimo Inverno, dei doposci per la sua prima settimana bianca, forse anche una pochette per una festa di 18 anni…
Ok, sto esagerando, ma tutte le mamme, le neomamme e soprattutto, credo, le neomamme che hanno atteso tanto per esserlo, esagerano. È umano, naturale, Insano, ma è così.


Dopo il primo anno, però a me è capitato di rinsavire. Si diventa più pratiche, le altre spese aumentano e si dà la priorità ad altri aspetti. Sì scopre, per esempio, che sfoderando una buona dose di pazienza e curiosità, esistono tanti modi per comprare bene, senza spendere una fortuna. Soprattutto si può sostenere un circolo virtuoso di riciclo, in un settore, come quello dell’abbigliamento per neonati, dove c’è uno spreco spaventoso.
E’ incredibile come un neonato abbia di pochi mesi abbia lo stesso tenore di vita di Paris Hilton: decine e decine di vestiti, messi due volte e poi accantonati. In questo caso però la scusante non è la vanità o il consumismo sfrenato, ma è solo che loro crescono, crescono a vista d’occhio e, per fortuna, alla velocità della luce.

E allora, come fa una mamma over a capitalizzare tutta questa montagna di vestiti, praticamente nuovi?

Ecco le mie fonti:

Armadio Verde, www.armadioverde.it . Scambio, riciclo e beneficienza: un’idea geniale, soprattutto per chi come me non ha più tante amiche con cui scambiare vestiti di seconda mano dei figli (ormai, i figli di quasi tutte le mie amiche sono liceali o addirittura universitari).

Funziona così: prima di tutto si seleziona tutto ciò che i vostri bimbi non mettono più, scarpe e accessori compresi. Poi si contatta il servizio clienti e in un paio di giorni il pacco viene ritirato direttamente a casa vostra, in tutta comodità. Dopo qualche giorno, riceverete un’email con l’elenco dei capi accettati (devono essere lavati ed in buone condizioni).
Ad ogni capo viene assegnato un numero di stelline, che potrete poi “rispendere” nei vostri acquisti sul sito, aggiungendo sempre piccoli importi.
Tutto ciò che non può essere rivenduto va comunque in beneficenza (
Armadio Verde sostiene il progetto la Città dei Bambini di Maputo in Mozambico)
Anche per l’acquisto, massima facilità: con un motore di ricerca che filtra per età, stagione, marca, colore, ecc. si scelgono i vestitini che ci piacciono. Al prezzo in € si aggiunge sempre un numero di stelline che potete quindi scalare da quelle assegnate. Dopo pochi giorni, vi arriva tutto di nuovo a casa, pulito e ben confezionato.
Con un po’ di tempo, pazienza e fortuna, si trovano delle cose bellissime.

Depop: App da scaricare su mobile. Il negozio on line più Vintage e Frikkettone che c’è. Su Depop si trova di tutto, purché sia originale, alternativo, unico, spesso introvabile.
Altrettanto spesso introvabile ad un prezzo abbordabile. Depop è un raduno di maniache dello shopping, collezioniste vintage, persone della razza a me molto nota: quelle che mettono un abito e dopo un quarto d’ora lo considerano già vecchio. In questo ginepraio di nevrosi da carta di credito c’è posto per tutti, anche per l’abbigliamento per bambini, nuovo e usato. Un esercito di mamme ha trovato su Depop una nuova dimensione, rivendendo tutto il guardaroba dei figli, a volte ancor prima che diventi usato (Tipo: lo vedete questo cappottino? Tra due mesi ve lo vendo). Vi fa paura? Avete ragione.
E’ una specie di secondo lavoro, alle spalle dei minori ignari, ma non pensateci troppo su.
Una volta scaricata l’APP, cercate sempre utilizzando gli Ashtag #depopmamma #depopbaby, per esempio, oppure per il brand che cercate: #bonpoint #bonton #doudou, ecc. Oppure potete fare una ricerca per età o per stile, come #puntosmok

App mobile di Depop


In più Depop è anche un mercatino on line divertente, con persone di ogni genere che vendono oggetti di ogni genere. Piccolo antiquariato e modernariato per la casa (per gli amanti del Decò soprattutto), abiti e accessori incredibili, soprattutto anni ’80. Tutto sempre corredato da foto, storie, dettagli, e racconti di ciò che questi oggetti sono stati, in altre case e in altre vite. E, come in tutti i mercatini che si rispettino, si può contrattare sul prezzo e se il venditore vi sta simpatico, potete anche scrivergli una bella recensione ( o fare esattamente il contrario).

Su entrambi si compra on line con carta di credito o, meglio, con Paypall.
Sistemi intelligenti, ecologici ed economici, ma solo per chi non storce il naso davanti alla parola Usato.

Se preferite, chiamatelo Pre-owned o Vintage, magari vi alletta di più😉

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