5 buoni motivi per far crescere un figlio in Provincia

Ciao a tutti e Buon Anno
La mia assenza è stata riempita dalle consuete vacanze di Natale, trascorse in una Città che, per motivi familiari ho scoperto da poco: Mantova.
Ecco la mia definizione, non esattamente wikipediana del luogo: Città Lombarda, dall’aria perennemente crepuscolare, anche nelle giornate di sole intenso. 49.000 abitanti appena, persone gentili, seppur poco interessate ai turisti che la visitano, in quanto ciascuno di essi sa di poterne fare perfettamente a meno. Già questo la rende tre volte più chic di Roma, che senza le vagonate di turisti che sbarcano giornalmente dai pullman hop on hop off, raggiungerebbe un PIL pressoché simile a quello di Sezze Scalo (con tutto il rispetto per Sezze Scalo).

A Mantova, il benessere e la qualità di vita si toccano con mano, appena superato il bellissimo ponte di San Giorgio oltre il quale si accede al centro storico. Quattro laghi, derivanti dal Mincio la circondano dal XII secolo, facendola diventare un’ isola. E quindi sì sa, dove c’è un’isola può esserci uno splendido isolamento.
Un vero e proprio ecosistema urbano che, secondo Legambiente, ha reso questa città la migliore per qualità di vita nel 2017.
Cultura in ogni angolo. Splendori e capolavori che ne fanno un Museo diffuso, grazie alla Signoria dei Gonzaga, Mantova assurge a fulcro del Rinascimento Europeo e da lì in poi ha preservato incredibilmente la propria magnificenza.
In quasi 10 giorni di vacanza in una città d’arte per eccellenza, ci siamo fatti rapire per l’ennesima volta da Palazzo Ducale, con la sua Camera degli Sposi (rivederla è sempre come la prima volta, caro Mantegna). E poi Palazzo Te, con la Sua raffinatissima micro-mostra dedicata all’Annunciazione di Tiziano.
Raffinatissima perché si è chiesto a Gerhard Richter, artista tedesco contemporaneo e acclamatissimo, di raccontare Tiziano a suo modo. Ciò che ne scaturisce è un risultato inedito, originale e personale, fatto di 17 opere, che a me almeno, sono piaciute moltissimo.

E poi c’è stato Marc Chagall, che in questo caso potrà essere ammirato fino al 3 Febbraio a palazzo della Ragione. Anche qui, una scelta particolare: viene esposta una ricostruzione dell’allestimento del Teatro ebraico da camera. In più, una serie di acqueforti che comprendono le illustrazioni per le “Anime morte di Gogol”, per le Favole di La Fontaine e per la Bibbia (per chi non lo sapesse, le acqueforti sono delle incisioni su delle lastre, che poi vengono utilizzate come dei timbri, per incisioni su altri supporti, per lo più carta). Non essendo un’esperta di queste letture, consiglio vivamente di dotarsi di audioguida per comprendere il significato di ciò che vedrete, altrimenti l’interpretazione delle opere potrebbe rivelarsi piuttosto complessa.

Ma al di là delle mostre, vi voglio raccontare delle bellissime passeggiate nel centro ( che è Patrimonio storico dell’Umanità), della pulizia delle strade, dei cassonetti per la spazzatura dal design avveniristico (si aprono con una scheda magnetica, personale, che viene assegnata dal Comune ai residenti). Hanno un sistema che avvisa la centrale di Mantova Ambiente quando si stanno per riempire: fantascienza per noi che veniamo da Roma.
Come fantascienza è vedere il centro di una città senza macchine, se non in orari definiti, senza soste in curva, senza seconde file, senza buche, senza mille barriere per il passeggino che già dopo 3 mesi dall’acquisto sembra aver affrontato la Parigi-Dakar.

Adesso che ho apparecchiato l’argomento, vorrei specificare meglio. E’ vero che la vita in Provincia, in generale, può essere limitante da tanti punti di vista. Il ritmo di una grande Città, le occasioni di fare continuamente nuove esperienze, frequentare ambienti diversi, passare improvvisamente da un circuito di persone ad un altro, è uno dei grandi pregi della Metropoli. In una grande Città puoi essere Zelig, morire e rinascere dalle tue ceneri quante volte vuoi, senza che nessuno se ne abbia a male (o meglio, senza che nessuno se ne accorga).
Tutto questo risulta senz’altro sexy e affascinante quando sei un single senza un domani già configurato.
Tuttavia, quando metti su famiglia, la visuale è completamente diversa. Vi faccio quindi l’elenco per cui una mamma attempata come me dovrebbe prendere seriamente in considerazione l’idea di trasferirsi in una piccola e deliziosa città del Nord

Il Teatro Scientifico Bibiena
  1. Meno traffico e aria più pulita. In una città piccola, tutto si raggiunge più facilemnte e dove le zone a traffico limitato sono davvero tali si cammina più a piedi o in bicicletta. Fisico e mente giubilano. A Roma, tutti i tentativi di bike sharing, sono falliti praticamente sul nascere. Non esiste cultura della condivisione perché quando c’è guerrilla urbana quotidiana, il rispetto passa in quarto piano.
  2. Iniziative culturali continue. Le piccole (e ricche città di Provincia) soffrono della sindrome di inferiorità con le Metropoli e questo è un bene perché spinge Comuni e assessori a darsi da fare. A Mantova il Teatro Sociale e il Teatro Bibiena (Capolavoro Barocco, che va visitato anche senza rappresentazioni in corso) offrono una programmazione di Musica Sinfonica e spettacoli di Prosa di tutto rispetto. Artisti internazionali scelgono Mantova per i loro concerti già da diversi anni. Elton John, Sting, Jamiroquai, Massive Attack si esibiscono a Piazza Sordello con tanti altri colleghi dello stesso calibro.
  3. La Scuola in provincia. A prescindere dalla qualità della scuola, fatta dagli insegnanti che vi operano. Qui si tratta molto di fortuna, né più né meno di quella che ti può capitare in Città. Di certo parliamo di classi meno affollate e di amicizie che un bambino potrà coltivare con più sicurezza, senza il rischio di perdersi di vista in quartieri distanti e ambienti scolastici, pubblici e privati che inevitabilmente tracciano dei solchi sociali incolmabili. In più l’Università di Mantova è anche Polo territoriale del Politecnico di Milano. Date un’occhiata a tutte le ottime motivazioni per studiare a Mantova. Sono tutte convincenti.
  4. Rapporti umani. Caratterialmente non sono certo il tipo di persona che smania per conoscere e né tanto meno frequentare il proprio vicino di casa. I rapporti umani che costruisci in una vita, che siano in città o in provincia, dipendono da come sei, da quanta voglia hai di spenderti, di fare una telefonata, di trovere il tempo per esserci. Le amicizie sono questo, non dipendono da google maps. Qualcuno potrà obiettare che in Provincia si frequentano sempre le stesse persone. Ma se io chiedessi ad un qualsiasi ultra quarantenne quante persone nuove ha conosciuto e frequenta regolarmente nell’ultimo anno, cosa mi risponderebbe? Per semplicarci la vita e sopravvivere in Città, non tendiamo a frequentare le persone che abitano vicino e a noi? Non sbianchiamo all’idea di una cena che sia a più di 5 km da casa o peggio ancora, di sabato, in centro?
  5. Fuggire da un non futuro. Mantova è una città di benestanti e si vede. E lo è nel senso stretto del termine. Le persone stanno bene perché vivono meglio, mangiano meglio, camminano meglio, parlano meglio.Per chi come me vive in una città che ormai non è più a misura di nessuno, pensare e riflettere se forse non sarebbe meglio far crescere mia figlia qui, piuttoso che a Roma, non è più un pensiero inimmaginabile come sarebbe stato una volta.Ai tempi dei nostri genitori, e, fino a qualche decennio fa, trasferirisi nella Capitale, era una grande opportunità. Oggi, tutti sanno che non è più così.
    Nei salotti buoni e meno buoni, parlare del declino socioculturale di Roma è diventato talmente banale che l’argomento è quasi bandito. Al massimo si ride di noi stessi, con un po’ di amarezza, guardando i video virali su whattsapp che parlano di monnezza, di stereotipi di romanità, dei bagni dorati dei Casamonica.

Se faccio la lista dei miei compagni dell’università che hanno optato per Londra, Amsterdam, Milano e che di tornare indietro non ci pensano affatto, spunto praticamente quasi tutti.
E nel frattempo succede che decidi di avere un figlio. E decidi di averlo in tarda età per di più. Così ti chiedi: is this the place? È giusto farlo crescere qui?
Se ormai questa grande Metropoli non è più è un punto di arrivo, ma semplicemente un posto da cui inevitabilmente poi andrai via, non sarebbe meglio, fino ad allora, vivere bene in un altro posto? Avere un’infanzia più facile e serena e scegliere, per noi genitori
âgée“, un buen retiro con vantaggi indubbi e comprovati?

E non mi venite a parlare del freddo che fa al Nord, della nebbia e bla bla bla. Forse alla lunga mi potrebbe mancare il ponentino di Roma e quelle giornate di Primavera a metà Dicembre, ma in merito alla “Provincialità della provincia” le cose sono cambiate.
A 30 anni, quando cambiavo spesso fidanzato, il pensiero di avere una possibilità su 5 milioni di rincontrarlo sulla metro mi sollevava.
Adesso non mi faccio più questi problemi. Penso in proiezione, penso a mia figlia e mi spiace averla concepita in questo Comune. Sono già consapevole del fatto che avrà più opportunità studiando all’estero e che molto difficilmente vivrà qui tutta la vita.
E così, sono tornata a casa con questo pensiero stupendo che si chiama Futuro ed è un pensiero che hai in testa più spesso quando hai una bambina piccola e una scorta di torta Sbrisolona nella valigia.

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