Come mai nessuno ti racconta davvero cosa vuol dire partorire a 45 anni?

 

Domandone. Le risposte potrebbero essere tante perché ogni parto è diverso ed ogni gravidanza ha la sua storia. Qui racconto solo la mia, chiaro.
Prima di ogni cosa, anche prima di rimanere incinta avevo già deciso che mai e poi mai avrei potuto sopportare un travaglio. Lo ammetto, sono una fifona. Appena ho un lontano presentimento di mal di pancia, mal di mare, raffreddore o quant’altro apro la borsetta e sciolgo un OKI nell’acqua. Figuriamoci un intera nottata di doglie. Delle Esperienze bellissime e come la natura ha voluto per noi me ne sono sempre fregata. Tra l’altro, conosco decine di persone, che quest’esperienza bellissima l’hanno voluta fare e si sono poi ritrovate di fronte a 12 ore di travaglio, seguite da cesareo d’urgenza, momenti di terrore ed anche, cosa da non sottovalutare, un brutto taglio fatto sulla pancia. L’urgenza comporta questo rischio.
E allora mi sono detta: perché arrivare a tutto questo?

Saltiamo un passaggio e facciamo un bel cesareo d’elezione. So già il giorno in cui la pupa nascerà e la paura passa.
Sulla carta non faceva una piega. Inoltre, a 45 anni, nessuno ha il coraggio di dissuaderti . Anche in un ospedale cattolico , dove ho scelto di partorire, neanche la più oltranzista delle suore ti guarda con disprezzo. Anche se poi dentro di se pensa che tu sia da scomunicare. Ci sta.
Avendo letto decine di Forum sull’argomento Parto cesareo, mi sono resa conto di una cosa. Poche future mamme sanno che il cesareo è un diritto. Per legge. Quando ne parliamo con il nostro ginecologo quindi non dobbiamo avere nessun timore a chiedere ciò che ci spetta, secondo il così detto diritto di autodeterminazione. Certo, anche il nostro medico ha il diritto di rifiutarsi ad effettuare l’opera professionale. E per vari motivi:
• Se ritiene che ci sia un rischio effettivo per la salute della partoriente e del nascituro
• Per motivi puramente deontologici, che gli consentono di agire secondo scienza e coscienza
• Per evitare rispondere di un eventuale danno conseguente ad un intervento non necessario.
Attenzione quindi. Abbiamo dalla nostra parte la legge e se non ci sono particolari motivi, non sarà difficile trovare un ginecologo che ci concordi un cesareo d’elezione, ma prima di prendere questa decisione, occorre valutarne tutti i risvolti, le controindicazioni e le conseguenze non sempre positive.
“Partorire senza dolore” è una bella definizione di marketing ospedaliero, ma la realtà è un’altra.
A 45 anni credo che sarei stata comunque indirizzata verso questa scelta, ma sono certa che con qualche anno di meno mi sarei fatta convincere da questa bella frasetta e avrei comunque optato per il cesareo. E senz’altro me ne sarei pentita.

 

Ci sono dei Ma infatti. In effetti, allora pensavo che con una piccola e veloce operazione con il metodo Stark potesse essere la soluzione più veloce ed indolore. Tutto vero, avevo ragione.
L’intervento funziona così: non appena l’equipe è pronta, ti fanno mettere un grembiulone verde. Nuda come un verme ad eccezione dei calzini. Sei sveglia e vigile sempre, anche quando ti portano sul lettino (che poi rimane quello su cui partorirai). Poi inizia la sedazione, nel mio caso epidurale. In pochi minuti, tra una chiacchera e l’altra con tuo marito e l’anestesista sei addormentata dalla pancia in giù, con una specie di sipario calato di fronte. Da una parte ci sono mamma e papà e dall’altra tutta l’equipe medica, pronta a tirare fuori il bebè. Il tuo ginecologo compare alla fine, come l’attore protagonista di una commedia. Se si tratta di un primario sentirai di sottofondo le battute melliflue e riverenti degli assistenti sottoposti. Porelli.
Fermi, fermi!! Quindi qui, dall’altra parte, noi poveri genitori non vediamo nulla? Eppure il biglietto lo abbiamo pagato eccome!!
Proprio così, non vedemmo nulla, neanche una testolina in lontananza che sbucava da oltre quel lenzuolo nero, nero.
Buuuuu, che delusione. Soltanto un piantarello in lontananza ed un velocissimo passaggio di fronte a noi, una volta venuta al mondo. Avete presente la scena romantica di tutti i parti che fanno vedere in tv su realtime? Bebè che nasce e l’infermiera sorridente che lo mette in braccio a mami&papi commossi? E niente, Anna aveva un po’ di quello che in gergo si chiama vernice caseosa, una cremetta bianco-gialla che va rimossa in incubatrice per qualche minuto. Tutto a posto, ma noi cara bimba mia ci siamo conosciute con qualche minuto di ritardo. E’ stato bello lo stesso, forse meno scontato.
E fin qui tutto bene. Peso, misure, cuoricino. Tutto occhei.
Peccato che nessuno mi avesse detto che il post intervento sarebbe stato dolorosissimo. Ecco, questo lo voglio proprio raccontare. Perché le tue amiche, per noi spaventarti, non te lo dicono. Non ti dicono che a poche ore dal cesareo, quando pensi di averla scampata, ti gonfierai come un pallone ad aria calda. Le tue caviglie diventeranno l’equivalente di un cotechino d’Ariccia e la pianta del piede sembrerà quella di Annie Sue Pig ( Miss Piggy, per chi ricorda i magnifici Muppies).
A questo si aggiungono dei dolori lancinanti alla schiena e alle gambe. Una roba che ti fa pensare che rimarrai inferma per sempre e che tua figlia crescerà orfana di mamma, ancor prima di aver imparato a dire questa parola.
Ne approfitto, visto che ci sono, per ringraziare un mamma X , di cui ahimè non ricordo il nome, per aver scritto su un Forum di mamme in attesa una frase che mi ha salvato la vita.
Mamma X scriveva : “ Ragazze, quando preparate la valigia dell’ospedale, non dimenticate di mettere una confezione di Tavor, perché a volte non è mai abbastanza”
Grazie TU. Grazie di esistere. E grazie Tavor, naturalmente.
Ricordo che i primi 2 giorni dopo il parto riuscivo a mala pena a mangiare mezza mela. Guardavo la mia vicina di letto. Ventotto anni appena, reduce da un parto naturale, che già dopo 24 ore aveva un colorito roseo ed allattava un frugoletto già paffuto, come se si stesse mettendo lo smalto.
E intanto io ero lì, verde e dolorante, con accanto Anna che mi guardava. Mi guardava e dormiva. Avendo capito l’andazzo, non osava neanche chiedermi di sfamarla. Anna cara, ti assicuro che la mamma non riusciva neanche a ricordare la faccia di chi l’aveva riportata in quel letto d’ospedale. Quindi perdonami se ti ho allattato solo per 4 minuti (in totale).
Giusto il tempo di rendermi conto che, sempre lei, Madre Natura, forse per punirmi dello sgarbo del mancato travaglio, mi aveva lasciato totalmente a secco di latte. Cattivona me.
E ora mi rivolgo a voi, Talebani dell’allattamento ( ed il mondo ne è davvero pieno) : trovo perfido e meschino da parte vostra far sentire chi non allatta una madre indegna. Se il latte non c’è, non c’è. Punto. Lo so benissimo, anche grazie a voi, che il latte materno contiene tutto quello di cui un neonato ha bisogno. Che la suzione al seno avrebbe rinsaldato il rapporto con mia figlia (quindi? Quando saprà che non l’ho allattata mi rinnegherà?)
Che i bambini allattati al seno sono meno soggetti a infezioni e allergie, diabete e sovrappeso (alla prima influenza di Anna, mi punterò degli aghi nella pancia)
Ho provato, giuro che ho provato! Ho assoldato un’esperta che per 2 giorni mi ha strizzato le tette come se volesse portarsele a casa. Ho utilizzato un tiralatte che dopo 25 minuti di tortura cinese ha prodotto un cucchiaino di acqua e delle orribili ragadi. What else?

Non avrei mai pensato di confrontarmi con tutte queste esperienze orribilmente crude. E cosa ti aspetta quando aspetti lo capisci veramente quando l’attesa è già finita ed ormai è troppo tardi per pensarci. Ci sei dentro fino al collo e non puoi che cercare di fare quello che puoi. Del resto, l’istinto di madre di viene sempre in soccorso e per fortuna ha sempre ragione.

Concludo il mio racconto di oggi.
Se decidete di bypassare Madre Natura optando per il parto cesareo, non crediate di farla franca. Per niente.
Credo di essermi ripresa fisicamente dopo un mese, se parliamo di caviglie gonfie e dolori ovunque. Ma se parliamo del mio stato di salute in generale, solo ora, a distanza di un anno, sono davvero perfettamente in piedi. Sarebbe stato così anche a 30 anni? Preferisco pensare di sì, perché tanto indietro non si torna e ormai mi rientra il 38 e ½.
Avrei potuto informarmi meglio sui postumi del cesareo? Certo, ma cui prodest? Non c’era mica un piano C, a meno che non avessi chiesto a qualcuno altro di partorire per me (quindi in effetti, c’era un piano C!!!).
Sappiate che come partorire, in ultima istanza lo potete decidere voi, ma allo stesso tempo, fidatevi del vostro ginecologo e non cercate di sostituirvi a lui.
Se dopo il parto siete particolarmente doloranti, non abbiate paura di farvi aiutare. Rompete le scatole, suonate campanelli a tutte le ore se occorre. E’ fondamentale che voi vi rimettiate in sesto al più presto dato che a pochi passi da voi c’è vostro figlio.
Negli ospedali pubblici, spesso c’è il chaos e non c’è il tempo di seguire tutte le primipare con dedizione. Valutate bene quindi se scegliere una struttura pubblica con nido oppure il rooming in (il bambino rimane con voi per tutto il soggiorno in ospedale) . Questo, se non vi sentite bene subito dopo il parto , può fare la differenza .

A volte percepisco che intorno a questo momento così importante e faticoso per una donna, ci sia come una nuvola di omertà. Come se alcuni pensassero che in fondo sia giusto soffrire. E’ un passaggio obbligato e ci dobbiamo stare. Dal momento che NON è così, armatevi fino ai denti, non vi fate sopraffare da questo mood medioevale e fate in modo che i vostri dolori, fin dove possibile, siano alleviati. Ve lo meritate a pieno titolo.

2 pensieri riguardo “Come mai nessuno ti racconta davvero cosa vuol dire partorire a 45 anni?”

  1. Cara Gabri, sono d’ accordo sU quasi tutto quello che descrivi come torture cinesi inflitte nel post-partum……anch’io ho avuto un cesareo dopo 8 ore di travaglio e la sensazione di queste mani che frugano nella mia pancia come faccio io nel cassetto alla ricerca del calzino spaiato, non me la dimenticherò mai. Da portatrice di taglio cesareo e di episiotomia (dal parto precedente) preferisco di gran lunga la pancia tagliata, comunque sono delle cicatrici che “spesso” purtroppo a distanza di anni possono essere molto invalidanti. Il mio consiglio è farsele trattare più possibile con la Neural terapia , un altra tortura cinese , che però è dalla ns parte. Consiglio a tutte le donne con cicatrici di informarsi su questa tecnica perché molto molto efficace. Ve lo dico da mamma e da medico!!!!

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