Mamma poi

Ad un certo momento della vita da single, ti chiudi in una specie di bolla.
Lavoro, uscite, amici, flirt, viaggi. Il tempo scorre velocemente . Tu lo sai che stai procedendo alla velocità della luce, ma fai finta di niente e lo sai perché? semplicemente perché è divertente, divertentissimo.
Credo che, dopo la Casa di Barbie e Ciccio bello canterino, giocare ad impersonare Carrie Bradshow abbia rallegrato la maggior parte delle mie coetanee per tanti anni.
Quel gingillarsi intorno a se stesse, nel più fragoroso tripudio al nostro IO, ci piaceva assai assai.

Un’esistenza tra alti e bassi

Ogni tanto, certo, si poteva inciampare in una storia seria. Due, tre, quattro anni. Poi arrivava l’abitudine, il nonpiùsesso, il nonpiùnientedadirsi .
Ti alzavi la mattina da lui per correre a casa a cambiarti, prima di volare in ufficio e poi puff, arrivava il capolinea di quella storia oppure, semplicemente e molto più spesso, la collega della nuova divisione marketing.
E poi quindi, di nuovo in pista. Adreanalina, Aperitivi, Abbordaggio a go go. Il famoso mix (letale ) delle A.
Capita quindi che, per alcune di noi, questo meccanismo al limite del bipolare possa durare oltre il dovuto.
Io rientro in questa categoria. Mi è capitato, certo, di sfiorare un altare, una sbirciatina da Alberta Ferretti Wedding, anche una richiesta di preventivo per un catering, ma niente. Alla fine niente . Sono diventata una veterana e tra il brusco e il lasco ero arrivata a 43 anni.

Quando si cambia?

Se ci ripenso, la virata verso ciò che definisco la mia maturità è cominciata quando mia zia, è scomparsa in pochi mesi, a causa di un tumore fulminante. Era la prima volta che mi confrontavo con la morte così da vicino. Ed in più, la cosa che allora mi aveva scosso di più e che si trattava della sorella di mia madre. Avrebbe quindi potuto essere mia madre. E comunque prima o poi sarebbe successo anche a lei e a questo non ero affatto preparata.
Ecco, quel terribile evento, non mi fece apparente prendere nessuna decisione importante, ma senz’altro determinò un cambiamento spontaneo. Diciamo, in maniera meno fatalistica che da allora la mia vita prese tutta un’altra piega e questo grazie alla mia amica Barbara, che a sua volta mi presentò il padre di mia figlia.

Da essere single ad essere una famiglia in 20 secondi

Essendo entrambe due persone di mezza età, nonostante il marketing ci facesse apparire come fighi, liberi e rampanti, ci parlammo molto apertamente sull’allargamento impellente della nostra coppia e la decisione di espanderci fu presa con molta serenità.

Sarò molto franca: io non ho passato 5 o anche 10 anni a cercare un figlio. So che molte lo hanno fatto e posso solo immaginare, non capire, quanta determinazione, quanti momenti di sconforto, quante difficoltà economiche.
Quanta fatica a gestire un compagno, marito o partner che riesca a sostenere l’impegno emotivo di questi percorsi, che a volte non portano a nulla.
Se durante gli anni di lavoro mi fossi dedicata alla carriera con la stessa dedizione, concentrazione, caparbietà che ho sfoderato quando ho deciso che diventare mamma era la cosa che più volevo al mondo, a quest’ora sarei minimo Ceo de L’Oreal .
Ho avuto molta fortuna anche. Una buona dose di fortuna. Un uomo adorabile e comprensivo, un perfetto stato di salute di entrambi e un buon consiglio sulla scelta dei medici a cui ci siamo affidati.

mamma e figlia

Non sono qui per raccontarvi come ce l’ho fatta.

Ed in più ometterò anche alcune vicende, perché penso che mettersi a nudo scrivendo significhi anche rispettare la propria intimità e quella delle persone che ci stanno accanto.

Un anno fa avrò letto più di mille articoli su “come diventare mamma dopo i 40 anni” e ho capito una cosa. Qualsiasi strada uno decida di intraprendere ( e oggi fortunatamente ce ne sono tante), deve darsi un timing.
Stabilire da subito una data in cui lascerà perdere ed accettare il destino che è stato scelto per lei.
Io l’avevo stabilita e fortunatamente quella data non è mai arrivata.
Quando invece quel piccolo test a forma di termometro ha segnato le due stanghette rosse sono stata incredula per tanti giorni. Io e il mio compagno non ne abbiamo parlato con nessuno per i primi 4 mesi, non per scaramanzia, ma perché noi stessi facevamo fatica ad accettare che andasse tutto bene.

Sono stati mesi lunghi. Solo chi ha atteso sa cosa significhi veramente questa parola. Leggi di più

Ho affrontato la mia gravidanza come una missione da portare a termine e per raggiungere quel risultato, pensai bene di non andare più al lavoro.
Da subito, senza pensarci neanche un minuto.
Riposo, passeggiate, cibo sano, letture a tema e pianificazione delle visite dal ginecologo. La mia vita diventò Essere incinta perché ero destinata ad Essere madre.

Giusto, sbagliato? Forse a 30 anni non sarei stata così talebana e mi sarei fatta mille scrupoli nel presentare 5 certificati di Gravidanza a rischio, uno di seguito all’altro.
E ciò che vorrei al mio ex capo, è che quei certificati erano tutti sacrosanti, perché in 15 anni di lavoro il totale dei miei giorni di malattia è pari a 2 settimane. E in ogni caso, ci sono tanti modi sottili di fare mobbing in maniera del tutto legale, quando una dipendente è incinta ( ma di questo ne parlerò un’altra volta).
Il fatto è che quando sai di essere stata miracolata, di aver ricevuto un dono raro, prezioso, ma anche estremamente fragile, devi preservalo, proteggerlo. Armata fino ai denti.
E così mi armai per bene fino al 28 Agosto del 2017 alle 12:30, giorno ed ora in cui venne al mondo Lei, la bambina che non avevo neanche mai osato sognare:

Anna

mamma-dopo-40-anni

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